Aethina tumida in Calabria – Ispezione degli alveari

Pubblicato il 11/ott/2014

Video a cura di Marco Pietropaoli e Giovanni Formato

Unità Operativa di Apicoltura

Istituto Zooprofilattico Sperimentale Lazio e Toscana

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Marcatura regina: accettazione e aggomitolamento

Ciao a tutti,

oggi mi sono ricordato una cosa molto importante per chi è alle prime armi con la marcatura delle api regine.

Quando decisi di fare io la prima marcatura, per star sicuro, acquistai da un noto negozio online di attrezzatura apistica, il colore apposito chiamato ”marca regina”, convinto di prendere un buon prodotto.

Purtroppo non fu così, perché non appena marcai la regina e la posai sul favo venne subito soffocata e uccisa dalle sue stesse operaie.Questo comportamento è chiamato ‘aggomitolamento’ ed è un metodo di difesa che le api solitamente usano contro i grossi predatori per gli intrusi dell’alveare, come per esempio la Vespa Crabro (chiamato comunemente calabrone) o la falena Acherontia Atropos (chiamata comunemente sfinge testa di morto) e consiste nel ‘cuocere’ il nemico.

Grazie a dei muscoli pettorali che vibrano infatti, le api riescono a sprigionare calore, ciò gli permette inoltre di sopravvivere a temperature rigide anche sotto lo zero.

Cercai e chiesi su internet e molti mi risposero che fu colpa del colore acrilico e del suo odore di acetone mentre altri dissero invece che il metodo di marcatura era errato e che la regina deve essere marcata inseguendola con il pennino mentre corre sul favo, assolutamente non fatelo. Provai anche in quel modo, mi aggomitolarono un altra regina e la uccisero. In un altra arnia che sembrava avesse funzionato  la regina sparì dopo qualche giorno.

Da quel giorno decisi di non marcarle più per paura. Ma anche questo non è la soluzione, la marcatura
è molto importante, contraddistingue l’anno di nascita della ape regina e ci aiuta se volessimo
sostituirla sapendo se le api l’avessero già fatto nel frattempo.

Successivamente ripresi fiducia e seguii un altro consiglio di un collega che mi disse di segnarlo con pennarello Uni-posca, gli diedi fiducia e con un po di ansia ci provai di nuovo e finalmente ci riuscii senza combinare guai.

Lo ringrazio ancora oggi per aver condiviso la sua esperienza. Sappiate che se anche di una marca diversa da Uni-posca, non fa differenza, ho provato ad esempio un marcatore giapponese e non danno problemi. Basta sentirne l’odore con il nostro naso. Se non siete sicuri dell’acquisto fatto potete provare a marcare un fuco o un operaia prima di andare diretti sulla regina. Le api sentono i nostri stessi odori e in pratica ad alcune famiglie non piace l’odore dell’acetone, quello che era contenuto in quel famoso prodotto acquistato specificatamente, probabilmente copre il suo feromone reale, quindi lo presi e lo buttai via.

In questi colori ”letali” l’aspetto della boccetta è proprio a forma di smalto per unghie, solo che la stecchetta contenuta nel tappo non ha le setole, come se fosse stata tagliata.
Quindi mi raccomando, non fidatevi ad acquistare questo prodotto che vi ho descritto, sono soldi sprecati, bisognerebbe bandirlo dal commercio, in alcuni nuclei potrebbe anche non causare problemi, ma non conviene rischiare, almeno non ve lo consiglio. Io sono stato fortunato perché essendo in un periodo estivo le api hanno tirato su altre regine, ma potreste non avere la mia stessa fortuna.

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Grazie per la collaborazione

Smielatura semplificata: la lista dei laboratori disponibili al conto terzi e le mielerie consortili di tutta Italia

Ciao a tutti,
apro questo nuovo articolo perché sto cercando di creare una lista, gratuitamente, aggiornata per tutti gli apicoltori che privi di attrezzature e/o laboratorio e HACCP cercano un posto dove poter smielare in conto terzi o per indicare loro le mielerie consortili presenti purtroppo solo in alcune regioni d’Italia..
Allo stesso tempo mi rivolgo alle aziende di apicoltori disponibili in tutte le regioni e che vogliono aderire e offrire la loro disponibilità possono inviarmi un post con la loro Regione, Provincia, Comune, Nome azienda, Cell./Tel. e/o Email.
Se avete suggerimenti o volete aderire alla lista vi prego di commentare o postare sul blog non su Facebook
Condividete, grazie per la collaborazione!

Per andare alla lista clicca qui!

Aiuto Apicoltori hobbysti abusivi

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Ciao a tutti,
scrivo questo articolo perché conosco molte persone che sono interessate all’apicoltura, ma che quando si parla di dichiarare le proprie arnie, si tirano indietro per non so quale paura, di essere forse multati o denunciati, non saprei!
Ci sono anche persone che invece vorrebbero registrarsi, ma non sanno come poterlo fare.
Per farvi capire come funziona vi racconto la mia esperienza.
Presi nel 2010 un corso di apicoltura su un annuncio online, a pagamento, della durata di un anno.
Mi rilasciarono così il mio bell’attestato (carta inutile) e acquistai le mie prime tre famiglie d’api nel 2011.
Questo corso mi servì molto per capire come approcciarsi con le api e per riconoscere le loro patologie, ma un attestato inutile nell’aspetto legale, perché chiunque sappia fare l’apicoltore per legge può farlo anche senza attestato. Così come un allevatore di mucche o di capre.
Mi registrai alla Azienda Unità Sanitaria Locale (da ora la chiamerò AUSL) dove pagai una tantum di 50,00 euro. Questa tassa viene pagata per la detenzione di questi animali in estinzione, non so nemmeno per cos’altro, ma si paga una volta sola per fortuna!
Sempre alla AUSL mi  diedero tre registri (in fotocopie):
-”registro alimenti somministrati alle api” per descrivere cosa si è dato per il nutrimento alle api,
– ”registro delle analisi” da compilare nel caso farete analizzare il vostro miele o se farete analisi di laboratorio,
-”registro di consistenza apiari” da tenere aggiornato con il numero delle vostre arnie.
Oltre questi mi rilasciarono un codice aziendale, il nostro codice identificativo.
Compilai un altro modulo dove dichiarai dove si trovavano gli alveari. Ad esempio se li tenete sul vostro terreno , altrimenti dovrete farlo firmare al proprietario perché deve esserne a conoscenza.
Finito. Ora siccome non ho mai dato nutrimenti esterni alle api, mi trovo solo compilare quello della consistenza apiari annualmente.
Mi reco una volta ogni anno alla AUSL per lasciare loro questo censimento e per registrare perdite o incrementi di arnie il tutto gratuitamente. Nel mio caso si va entro il 31 dicembre perché mi trovo nel Lazio, ma per alcune regioni la data è soggetta a variazioni.
Se ne avete bisogno, avrete anche un supporto veterinario, e possiamo trovarlo sul sito della Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani ove sono elencati i Veterinari che si occupano a vario titolo di Api, molti dei quali a tempo pieno e ad alto livello di professionalità per vedere la pagina cliccate qui.
Io conduco un apiario di dieci arnie ora, il limite per un azienda familiare.
Perché allora l’ho fatta? Perché grazie a questa dichiarazione, potete tenere le vostre api senza ricorrere in sanzioni, e sarete tutelati se un vicino viene punto o se uno sciame va all’interno del suo terreno o dell’abitazione.
Inoltre potrete unirvi a qualsiasi associazione che vi fornirà riviste di apicoltura e assicurazione per l’apiario che vi coprirà nel caso di un furto o di un atto doloso o vandalico.
Insomma sarete tutelati e potrete frequentare anche i convegni dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della vostra zona gratuitamente ascoltando medici ed esperti del settore e conoscendo altri apicoltori e condividendo esperienze. Qui vi saranno rilasciate anche molte riviste, libri e fascicoli gratis sulle patologie delle api e non solo. Potete cercare online l’Istituto situato più vicino a casa vostra.
Non abbiate timore, nessuno vi perseguiterà, ma dobbiamo essere uniti per poter proteggere questo patrimonio apistico insieme.
Chi ha la passione per questo meraviglioso mondo delle api sa di cosa parlo.
Se avete domande o vi serve aiuto o se ho dimenticato qualcosa a voi la parola e non dimenticate di iscrivervi al blog per rimanere aggiornati!

NewBees- La nuova generazione di Api

Greenpeace presenta il corto di animazione “Robobees”, ambientato in un futuro non troppo lontano, nel quale le api sono ormai estinte. Quale sarà la risposta delle grandi aziende agrochimiche, secondo gli ideatori del corto? Produrranno delle api artificiali per impollinare i campi dai quali dipende la produzione alimentare.

NewBees — The future is already here: http://www.robobees.info If we carry on with chemically intensive agriculture model, it is quite possible that we may affect our pollinating insects to such a degree that we reach a global “pollination crisis”. This is the imaginary future we do not want. This future where bees and the biodiversity they help maintain, have finally fallen victim to chemically intensive industrial agriculture. So, here is the question: should we create a new world or save our own? Take action to save the bees and agriculture as part of Greenpeace’s international “Save The Bees” campaign. Sign the SaveTheBees petition today : http://po.st/SaveTheBees

Trailer “Un mondo in pericolo” (More than honey)

Per chi non lo conosce e non lo ha ancora visto è il Trailer italiano del bellissimo film-documentario “Un mondo in pericolo” (More than honey) del regista svizzero Markus Imhoof, distribuito in Italia da Officine UBU nel 2013. Grazie a delle riprese spettacolari viene descritta in modo emozionante la vita dell’alveare. Questo film spiega le differenze tra apicoltura intensiva e apicoltura sostenibile. Assolutamente da vedere!

Aethina Tumida e la selezione naturale

Female Scientific Research Team With Clear Solution In Laborator 1500 alveari distrutti in calabria! Ma NON dall’Aethina Tumida! Sono passati quaranta giorni dalla scoperta di Aethina tumida. Siamo a Gioia Tauro un comune in provincia di Reggio Calabria e nel raggio di 20 km non vola più un ape. Speriamo che questa uccisione di massa sia servita a qualcosa, ma nel frattempo nella zona rossa si aprono altri due nuovi focolai. Le nostre istituzioni hanno deciso di salvare le api, o almeno così dicono, convinti di proteggerle da Aethina Tumida, non si accorgono del danno che stanno facendo. Tra quei 1500 alveari distrutti, da veterinari e compagnia bella, sicuramente ci saranno anche api resistenti, magari più forti o più aggressive, ma che sanno difendersi da questo parassita. Loro bruciano tutto. E gli apicoltori sono d’accordo, complimenti! In altri paesi ci convivono da anni e noi contrastiamo il parassita, ma perché? Sia chiaro che personalmente non sono d’accordo su ciò che stanno facendo, queste persone vedono solo il lato economico, magari qualche apicoltore non infettato a cui interessa l’export del miele è anche d’accordo, ma prima o poi toccherà anche al suo apiario, poi cambierà opinione. Fossili di api che risalgono a circa 100 milioni di anni fa, dimostrano le loro capacità e abilità di sopravvivenza. Non credo che un parassita possa fermare le api, neanche la Varroa, ma dobbiamo selezionare api resistenti, e se le teniamo sempre in una sfera di vetro non possono conoscere i loro nemici, quindi nemmeno combatterli. I farmaci non servono e sono per la maggior parte chemioterapici, cioè abbassano le loro difese immunitarie e uccidono un po di api e un po di parassiti e spesso portano i farmaci stessi alla morte delle api. Inoltre selezionare api mansuete fa solo comodo agli apicoltori che vogliono essere liberi di andare in apiario senza maschera, ma quando poi arrivano i predatori come la vespa Velutina cosa facciamo? Sarà quella che dirà: ”Buone queste api!” Le api devono essere forti, numerose e se madre natura le vuole aggressive deve decidere lei come ha deciso per i cento milioni di anni passati, non la genetica con la fecondazione artificiale. Perché non si agisce sulla genetica dell’acaro Varroa? O su quella dell’Aethina Tumida? Se qualcuno lo sa, per favore mi spieghi… grazie.

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