Favo freddo o favo caldo?

FAVOCALDOMolti di voi già sanno, che sto conducendo una sperimentazione personale su una famiglia di api. In breve, ho messo un piccolo sciame con regina raccolto in natura in un arnia senza telai per lasciare loro libero arbitrio e studiare il loro comportamento. Purtroppo, per la legislazione italiana, i favi devono essere tutti estraibili per poter controllare lo stato di salute delle api e quindi è fatto divieto utilizzare i cosiddetti ”bugni villici”, arnie appunto con telai non estraibili, come questa, ma come potrei studiare il loro comportamento? Non lo so… e gli sciami in libertà? Le api rispettano le leggi umane? Le comprendono? Non credo…

Continuando…

Ho notato che il posto da loro scelto per iniziare la costruzione dei favi è il più esposto a Sud, questo perché le api sono animali a sangue freddo e regolano la temperatura interna dell’alveare sui 33-36° C. Il calore è generato dalla vibrazione dei muscoli delle ali, quindi tenersi più a Sud in inverno equivale a usurarle meno.

Sicuramente, non avendo strumenti tecnologici a disposizione, nel posizionare quest’arnia ho deviato erroneamente di qualche grado l’angolazione verso Est per questo i favi non sono stati costruiti precisamente seguendo le pareti. Credo che le api abbiano un senso di orientamento estremamente preciso e grazie a questo rispettino esattamente la disposizione del favo naturale da est a ovest in qualunque modo si giri l’arnia.
Ho fatto questo disegno (in alto) per farvi rendere conto di come si comporta la temperatura nelle nostre arnie tradizionali con ”favo a freddo” e nei telai se li disponessimo come le api vorrebbero. Come vedete ogni telaio ha una temperatura non omogenea e questo, per conto mio potrebbe portare problemi di sviluppo alla covata, che non riceve lo stesso calore, soprattutto in inverno, quando le api diminuiscono, ma magari potrei sbagliarmi.

Nelle arnie con favo a caldo i telai sono disposti parallelamente alla parete di ingresso e quindi il primo favo fa da barriera all’ingresso dell’aria diminuendo la ventilazione interna e favorendo il mantenimento di temperature più alte nella stagione fredda, mentre nella stagione calda lo stesso favo fa da barriera contro il sole, aiutando a non esporre la covata al troppo calore.

Inquesto modo invernare le famiglie sarebbe anche più comodo, si tolgono i telai più a nord e il gioco è fatto!
Ad ogni modo pare che le api non abbiano alcun dubbio, preferiscono il favo a caldo.

Il problema per chiunque voglia provare a cambiare il senso dei telai sarà modificare le arnie. Per quelle cubik da 12 telai, che hanno tutti i lati della stessa misura è più semplice, basta smontare e ruotare il fondo dell’arnia di 90° gradi. Per le arnie cubik da 10 telai bisogna ruotarle di 90° gradi da un lato, chiudere il vecchio ingresso e crearne uno nuovo, se volete, ve lo consiglio, potete eseguire la MODIFICA INGRESSO ALTO che ho descritto in precedenza e come ultima cosa modificare il supporto per il cassetto antivarroa, per chi lo usa, in modo da poterlo estrarre da questo lato.

Qualcuno di voi già usa le arnie con favo a caldo? Avete notato pregi o difetti?

Potete scrivere qui nei commenti o comunque lasciare un vostro pensiero su questo argomento. Vi ringrazio. A presto!

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vedi anche MODIFICA INGRESSO ARNIE

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6 pensieri su “Favo freddo o favo caldo?

    • Ciao, bisognerebbe provare a fare qualche prova di arnia a favo libero. in base a come crostruiscono i favi si potrebbe capire se preferiscono l’una o l’altra. però non ne bastano 2 o 3. Bisogna farlo statisticamente significativo. D’altronde anche la warrè è una specie di arnia a favo caldo, in cui le api possono regolare la posizione della covata (più frontale o più posteriore) in base al calore esterno. Cosa ne pensi?

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      • Ciao!
        …bhè la warrè non da libertà a sufficienza secondo me, se non si mette un po di cera sui favi per direzionarli succederebbe un casotto…. Non credo comunque che sia risolutiva contro le patologie. Mi spiego meglio, secondo il mio punto di vista le api che vengono schiacciate durante l’estrazione dei favi, creano infezioni e poi le diffondono, dando origine anche a serie patologie, poiché le api sane poi devono ripulire succhiando i liquidi intestinali ecc… contagiandosi con virosi, batteri, spore ed altro. Nel caso dell’arnia a favi liberi il nido è un luogo sacro, che non viene profanato (ma può essere ispezionato da pareti trasparenti o scomponibili) dove le api possono realmente essere libere e lo schiacciamento potrebbe avvenire solo nei melari. Ciao!

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    • Buongiorno Michelangelo la domanda sembra alquanto provocatoria visto che non si è nemmeno presentato.. le risponderò molto semplicemente che non servono studi per capire che un animale morto o un cadavere di qualunque essere lasciato li per tempo indefinito non sviluppi qualche tipo di batterio, no? Per quanto mi riguarda non lo trovo igienico. Se poi ci sono prove scientifiche che dimostrano il contrario io alzo le mani. In attesa di suo riscontro le auguro una buona giornata.

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  1. Salve! Interessante la riflessione sul favo caldo e favo freddo, se avrò tempo in apiario sicuramente sperimenterò il favo caldo, per curiosità, se non altro perchè stringendo le famiglie in inverno, i favi, posti a sud ricevono calore su tutta la superficie. Tuttavia non credo che una famiglia sia un campione indicativo per poter affermare che le api costruiscono i favi in direzione est ovest. Ho raccolto una miriade di favi di sciami selvatici e ciò che ho tratto dall’osservazione è che le api costruiscono in base alla struttura e alla forma del luogo in cui si sono insediate, i favi non sono quasi mai retti, ma molto spesso presentano curve e sono orientati indifferentemente lungo le direttrici dei punti cardinali. L’ultimo nido che ho osservato, in natura, fino alla morte della famiglia, aveva 8 favi orientati nord-sud.

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