Nutrizione artificiale con sciroppo e nutritore a depressione fai da te

Le api possono in alcuni periodi avere la necessità di essere un aiutate con l’alimentazione artificiale,  vuoi per mancanza di fioriture o perché un recupero tardivo di uno sciame ora si ritrova senza scorte. Molti utilizzano anche lo sciroppo ai fini produttivi, alimentando circa 40 giorni prima di una grande fioritura la regina viene stimolata a produrre  molta covata e quando arriva la predetta fioritura è pronta per l’inserimento del melario.

Quest’anno trovandomi con tutti i nutritori rotti mi è stato consigliato da un amico di fare dei nutritori a depressione utilizzando un classico vaso di miele, vediamo come…

Prendiamo un vaso da conserva da 1kg e facciamo 4-5 fori al centro del tappo in metallo. I fori devono essere più piccoli possibile l’ideale è circa mezzo millimetro.

​Riempendo il contenitore con sciroppo 1:1 di acqua e zucchero (400gr+400gr nel caso utilizziate anche voi un contenitore come il tipo in foto) un cucchiaio di aceto bianco e uno di succo di limone (io metto anche 1gr di cannella in polvere per i suoi effetti antivirali) poi andiamo a chiuderlo e a capovolgerlo velocemente vedremo che la soluzione non esce, qui la cosiddetta depressione.

Il nutritore realizzato andrà così posizionato  sul foro posto nel coprifavo, mettendo un melario come cornice possiamo rimettere il tetto.

​Utilizzo questa nutrizione anche quando famiglie orfane devono farsi  le regine per stimolare le api alla produzione di pappa reale.

Non utilizzate sciroppo se non si prevedono fioriture altrimenti la covata nascente finirà per consumare tutte le scorte e morirà di fame.

Spero di essere stato chiaro e di aiuto, vi prego di lasciare un like per voi non costa nulla ma per il sito è importante. Grazie e buon proseguimento.

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Risultati personali sulla sperimentazione del telaio trappola anti-Varroa

Salute a tutti amici apicoltori,

come capirete dal titolo oggi parliamo di trattamenti. Negli articoli (e anni) passati come avrete potuto leggere ho sempre rimosso Varroa utilizzando il telaio trappola a tre settori, chiamato anche TIT3 (Telaino Indicatore Trappola 3 settori) o anche telaino di Campero. Purtroppo questo metodo che vedete descritto qui in due articoli risulta molto laborioso e a volte anche inefficace perché se non avessimo produzione massiva di fuchi diventerebbe impossibile eliminare Varroa e inoltre e’ dispendioso perché si butta una parte di cera che le api faticosamente costruiscono il che non e’ poi tanto etico. Di etico oltretutto non c’è nemmeno il fatto di uccidere tutti i fuchi anche se questi infestati da Varroa sarebbero morti ugualmente. Ma lo preferivo per il fatto di non immettere nessun componente esterno, nessun prodotto chimico artificiale nei miei alveari e nemmeno naturale come l’acido ossalico, contenuto già in piccola parte nel miele. I risultati del TIT3 non mi hanno soddisfatto, le api non producono granché perché consumano molto miele per rifare la cera, e quindi alcune famiglie, circa il 20% annuo, perse per via della siccità e carenza di scorte per l’inverno perché purtroppo mi trovo in una zona agricola e coltivata in maniera intensiva dove non ci sono ampie fonti nettarifere e il cambiamento climatico di certo non agevola.

Ho deciso quindi da quest’anno di tornare al tradizionale acido ossalico (in molti siti abbreviato con la sigla AO) gocciolato invernale ed estivo con blocco di covata naturale nel primo caso. Nel successivo articolo spiegherò come e quando eseguirlo. Per il momento vi anticipo che e’ un metodo estremamente facile da eseguire in questo periodo poiché e’ consigliato che la temperatura esterna si aggiri tra 5°C e 10°C, vi spiegherò’ anche il perché, e questo metodo riesce a rimuovere tra il 95 e il 98% di Varroa presente nei vostri alveari.

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A presto e buon api-cultura!