Aethina tumida continua ad espandersi! E’ allarme tra gli apicoltori calabresi

Aethina tumida, il piccolo coleottero degli alveari
Aethina tumida, il piccolo coleottero degli alveari

Altri cinque focolai in soli due giorni, nei comuni di OPPIDO MAMERTINA, RIZZICONI e VARAPODIO in provincia di Reggio Calabria. Qui sono stati ritrovati soli esemplari adulti.

Siamo ad un totale di 9 focolai in meno di un mese, il primo ritrovamento del 2015 è stato il 16/09/2015 a FIGURELLE DI SAN MARTINO nel comune di TAURIANOVA.

Per maggiori informazioni consulta il sito http://www.izsvenezie.it/aethina-tumida-in-italia/

Sempre convinti di radicarlo bruciando arnie e api?

Qualcuno è al corrente di quanti alveari sono stati bruciati? Lo scorso anno eravamo rimasti a 3.600… Poi fortunatamente le continue piogge invernali hanno fermato la mattanza, dobbiamo rifare la danza della pioggia?

Seguiteci e commentate

Saluti,

Emanuele Longo

Vespa Velutina, api in pericolo! CONDIVIDETE!

Un nuovo pericoloso nemico da combattere

Apicoltura Etica

shutterstock_1106057691 Come per l’articolo precedente dedicato all’Aethina Tumida voglio rendere noto a tutti quello che sta succedendo in Liguria e Piemonte sempre nel settore dell’apicoltura. Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti gli italiani, apicoltori e non, per effettuare il monitoraggio, il ”trappolaggio” e la segnalazione dei nidi ed esemplari di Vespa velutina! La Vespa velutina (da ora in poi per abbreviare chiamata VV), anche conosciuta come “Calabrone asiatico” o “Calabrone a zampe gialle”, è una specie invasiva di origine asiatica. Giunta in Francia nel 2004, si è rapidamente diffusa fino a raggiungere Belgio, Spagna, Portogallo e, nel 2012, in Italia sono stati ritrovati degli esemplari in una trappola che faceva da monitoraggio, mentre nel 2013 è arrivata negli apiari. La Vespa velutina è causa di gravi danni agli alveari poiché le larve sono nutrite con proteine ricavate da artropodi e in particolare dalle api. Attacca anche la frutta in maturazione. Può incidere…

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Tutela delle api da sostanze tossiche

fitoLEGGE 24 dicembre 2004, n.313 Art. 4.
(Disciplina dell’uso dei fitofarmaci).
”Al fine di salvaguardare l’azione pronuba delle api, le regioni, nel rispetto della normativa comunitaria vigente e sulla
base del documento programmatico di cui all’articolo 5, individuano le limitazioni e i divieti cui sottoporre i trattamenti
antiparassitari con prodotti fitosanitari ed erbicidi tossici per le api sulle colture arboree, erbacee, ornamentali e spontanee durante il periodo di fioritura, stabilendo le relative sanzioni.”

A titolo esemplificativo si richiama la legge regionale del 25 agosto 1988, n. 35 ”Tutela e sviluppo dell’apicoltura” della Regione Emilia Romagna. Tale legge, all’articolo 15 (Tutela delle api da sostanze tossiche) prevede:
”Al fine di salvaguardare l’azione pronuba delle api sono vietati i trattamenti con insetticidi, acaricidi e con altri presidi sanitari o comunque tossici per le api, sulle colture ortofrutticole, viticole, sementiere, floricole e ornamentali, durante il periodo di fioritura, dalla schiusa dei petali alla caduta degli stessi. Per le violazioni alle prescrizioni della presente legge si applicano sanzioni amministrative da 516 Euro a 3.098 Euro.”

Condividete e spargete voce, molti agricoltori non sono informati.

Favo freddo o favo caldo?

FAVOCALDOMolti di voi già sanno, che sto conducendo una sperimentazione personale su una famiglia di api. In breve, ho messo un piccolo sciame con regina raccolto in natura in un arnia senza telai per lasciare loro libero arbitrio e studiare il loro comportamento. Purtroppo, per la legislazione italiana, i favi devono essere tutti estraibili per poter controllare lo stato di salute delle api e quindi è fatto divieto utilizzare i cosiddetti ”bugni villici”, arnie appunto con telai non estraibili, come questa, ma come potrei studiare il loro comportamento? Non lo so… e gli sciami in libertà? Le api rispettano le leggi umane? Le comprendono? Non credo…

Continuando…

Ho notato che il posto da loro scelto per iniziare la costruzione dei favi è il più esposto a Sud, questo perché le api sono animali a sangue freddo e regolano la temperatura interna dell’alveare sui 33-36° C. Il calore è generato dalla vibrazione dei muscoli delle ali, quindi tenersi più a Sud in inverno equivale a usurarle meno.

Sicuramente, non avendo strumenti tecnologici a disposizione, nel posizionare quest’arnia ho deviato erroneamente di qualche grado l’angolazione verso Est per questo i favi non sono stati costruiti precisamente seguendo le pareti. Credo che le api abbiano un senso di orientamento estremamente preciso e grazie a questo rispettino esattamente la disposizione del favo naturale da est a ovest in qualunque modo si giri l’arnia.
Ho fatto questo disegno (in alto) per farvi rendere conto di come si comporta la temperatura nelle nostre arnie tradizionali con ”favo a freddo” e nei telai se li disponessimo come le api vorrebbero. Come vedete ogni telaio ha una temperatura non omogenea e questo, per conto mio potrebbe portare problemi di sviluppo alla covata, che non riceve lo stesso calore, soprattutto in inverno, quando le api diminuiscono, ma magari potrei sbagliarmi.

Nelle arnie con favo a caldo i telai sono disposti parallelamente alla parete di ingresso e quindi il primo favo fa da barriera all’ingresso dell’aria diminuendo la ventilazione interna e favorendo il mantenimento di temperature più alte nella stagione fredda, mentre nella stagione calda lo stesso favo fa da barriera contro il sole, aiutando a non esporre la covata al troppo calore.

Inquesto modo invernare le famiglie sarebbe anche più comodo, si tolgono i telai più a nord e il gioco è fatto!
Ad ogni modo pare che le api non abbiano alcun dubbio, preferiscono il favo a caldo.

Il problema per chiunque voglia provare a cambiare il senso dei telai sarà modificare le arnie. Per quelle cubik da 12 telai, che hanno tutti i lati della stessa misura è più semplice, basta smontare e ruotare il fondo dell’arnia di 90° gradi. Per le arnie cubik da 10 telai bisogna ruotarle di 90° gradi da un lato, chiudere il vecchio ingresso e crearne uno nuovo, se volete, ve lo consiglio, potete eseguire la MODIFICA INGRESSO ALTO che ho descritto in precedenza e come ultima cosa modificare il supporto per il cassetto antivarroa, per chi lo usa, in modo da poterlo estrarre da questo lato.

Qualcuno di voi già usa le arnie con favo a caldo? Avete notato pregi o difetti?

Potete scrivere qui nei commenti o comunque lasciare un vostro pensiero su questo argomento. Vi ringrazio. A presto!

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vedi anche MODIFICA INGRESSO ARNIE

Gruppo Facebook Apicoltura Etica Sostenibile

Per chi ama e alleva le api e non è accecato dal profitto ecco un gruppo dedicato dove parlare del rispetto per esse e per l’ambiente che le circonda. Si può fare apicoltura curando e salvaguardando le api e l’ambiente allo stesso tempo.
Gli apicoltori sanno che la produzione di pappa reale uccide le api regine, quella di polline danneggia le operaie, gli antibiotici inquinano l’alveare e ne uccidono la micro-fauna presente all’interno e fortificano i sopravvissuti parassiti e le altre patologie, la selezione genetica fatta allo scopo di creare famiglie di api docili è contro producente quando arrivano nuovi predatori e parassiti poiché le api faticano a difendersi e questo solo per permettere ad alcuni di questi apicoltori senza scrupoli di andare l’estate spogliati, in canotta o in costume da bagno (invece che con adeguate protezioni) a lavorare nel proprio apiario. La selezione genetica spetta alla natura, non credetevi onnipotenti.
Le api stanno morendo non solo per le patologie, ma anche a causa di trattamenti antiparassitari farmaceutici, inquinamento, mancanza di habitat naturali, neonicotinoidi, elettrosmog ecc e di conseguenza la produzione di miele, cera e propoli (le sole cose che non danneggiano fisicamente alle api) il cui profitto serve anche per aiutarle e curarle sta calando e anche per questo molti apicoltori stanno abbandonando questo mestiere. Fortunatamente la richiesta di miele italiano è alta, ma non si riesce più a compensarla per questo la contraffazione e l’adulterazione di questo prodotto sta aumentando sproporzionatamente di anno in anno, soprattutto sugli scaffali dei discount.
Sappiamo che se le api stanno male non producono miele o ne producono meno quindi è nostro interesse non stressarle.
Se volete condividere le vostre esperienze apistiche o cominciare ad indirizzare la gestione del vostro apiario in modo più naturale e meno intensivo o anche solo iniziare a ad apprendere le basi per magari metter su un’attività di apicoltura e decidete di iscrivervi a questo gruppo siete i benvenuti.
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FIRMA LA PETIZIONE CONTRO LA VESPA VELUTINA CHE MINACCIA LE API

V.VELUTINA

Parlamento italiano: Provvedimenti urgenti contro la Vespa Velutina, minaccia per le api

Perché è importante

La Vespa velutina è un imenottero originario del sud-est asiatico introdotto accidentalmente in Francia nel 2004. Sviluppatasi rapidamente tanto da mettere in ginocchio l’apicoltura francese e suoi apicoltori è arrivata anche in Italia; dalla Liguria e dal Piemonte si sta rapidamente diffondendo nel nostro territorio trasportata passivamente anche nei tir. E’ specializzata nella cattura delle api le quali non hanno alcuna difesa contro questa terribile vespa che porta le famiglie delle api al collasso. Le api sono animali importantissimi, i due terzi del cibo che quotidianamente consumiamo, direttamente o indirettamente, dipende dalle api e dal loro importantissimo lavoro di impollinazione. Dobbiamo salvare le api perché vuol dire salvare anche noi stessi!
Il parlamento deve prendere i provvedimenti più opportuni e idonei per salvaguardare le api. La Vespa Velutina inoltre è molto aggressiva e rappresenta una minaccia seria e attuale anche per l’uomo stesso. Per saperne di più clicca qui!

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APICOLTURA SOSTENIBILE: il nostro nuovo gruppo su Facebook

Vuoi aiutare l’apicoltura o cerchi aiuto? O sei solo interessato e vorresti fare qualche domanda? Iscriviti al nuovo gruppo Facebook creato appositamente da me per avere le risposte che cerchi in tempo reale.

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Vespa Velutina, api in pericolo! CONDIVIDETE!

shutterstock_1106057691 Come per l’articolo precedente dedicato all’Aethina Tumida voglio rendere noto a tutti quello che sta succedendo in Liguria e Piemonte sempre nel settore dell’apicoltura. Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti gli italiani, apicoltori e non, per effettuare il monitoraggio, il ”trappolaggio” e la segnalazione dei nidi ed esemplari di Vespa velutina! La Vespa velutina (da ora in poi per abbreviare chiamata VV), anche conosciuta come “Calabrone asiatico” o “Calabrone a zampe gialle”, è una specie invasiva di origine asiatica. Giunta in Francia nel 2004, si è rapidamente diffusa fino a raggiungere Belgio, Spagna, Portogallo e, nel 2012, in Italia sono stati ritrovati degli esemplari in una trappola che faceva da monitoraggio, mentre nel 2013 è arrivata negli apiari. La Vespa velutina è causa di gravi danni agli alveari poiché le larve sono nutrite con proteine ricavate da artropodi e in particolare dalle api. Attacca anche la frutta in maturazione. Può incidere negativamente sull’entomofauna in genere, e sugli insetti impollinatori in particolare. E’ molto importante conoscere la distribuzione e la diffusione di questa specie sul territorio italiano per eseguire e programmare interventi di contrasto. In questo caso la diffusione qui in Italia è avvenuta via terra-aria, infatti il primo caso all’interno dell’UE fu segnalato in Francia nel 2004 dal porto di Bordeaux dove sono stati ritrovati alcuni esemplari. Per VV le api costituiscono la principale fonte proteica per nutrire le sua larve, mentre il fabbisogno energetico è soddisfatto soprattutto da frutta. Proprio per questo predilige stanziare nei pressi degli apiari dove attacca e uccide e ne mangia alcune parti direttamente sul posto, cioè vicino agli apiari. Se si osserva uno spopolamento di alveari causati dagli attacchi di questa vespa è possibile che il nido sia presente entro un raggio di 300-500 metri, ma bisogna fermarle prima che arrivino agli apiari. I nidi, di forma sferica, possono superare i 50 cm di diametro, sono localizzati principalmente sugli alberi e sono difficili da individuare per il colore mimetico, ma anche perché può essere costruito nel suolo, quindi essere molto pericolosi sia per adulti e bambini che si avvicinano o che possono finirci dentro. Il nido costruito a primavera si chiama primario.Raggiunto un certo numero di operaie,tutti gli esemplari abbandonano il nido primario per andare a fondare il nido secondario. Alla fine del periodo estivo le giovani regine fecondate, per superare l’inverno, abbandonano il nido per nascondersi in cavità riparate; in primavera riprendono la propria attività, costruendo nuovi nidi. Come già detto nel precedente articolo le api sono importanti per l’impollinazione quindi per la frutta, per la verdura e per l’erba medica di cui si nutrono gli allevamenti di bestiame. Siamo tutti coinvolti! Sia uomini, sia animali! Si sta studiando un radar armonico per scovare eventuali nidi di VV ma di questo strumento se ne saprà qualcosa solo per il prossimo anno. Vi prego di condividere questa notizia, in pubblico, nei gruppi e anche al di fuori di Facebook. Siamo tutti coinvolti! Se trovate un nido di VV o ne un catturate un esemplare siete pregati di segnalarlo a: DISAFA -Settore di Entomologia e Zoologia- Osservatorio di Apicoltura tel. 011.6708584 Fax 011.2368584 Sito web www.vespavelutina.unito.it Per sapere come aiutare con il Trappolaggio e il Monitoraggio cliccare qui CONDIVIDI E FIRMA ANCHE LA PETIZIONE CLICCA QUI Ecco alcune foto della Vespa Velutina e del suo nido…

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Grazie anche da parte delle api. Scrivete le vostre opinioni qui sotto cliccando su ”Lascia un commento” per far sì che tutti le leggano, se invece volete seguire il blog iscrivetevi.

Meloe: un vecchio nemico delle api ormai comune in Italia

meloe

Ieri il mio cane ha iniziato ad un tratto ad agitarsi e a sbavare come se avesse le convulsioni. Siccome non soffre di queste cose ho capito subito che si trattava di qualcosa che aveva ingerito, quindi cercai qualche traccia a terra.
Trovai nelle sue vicinanze un particolare insetto, un coleottero di cui ignoravo l’esistenza, così lo catturai e gli scattai un paio di foto per ricercarlo sul web.
Tra le immagini di insetti, scoprii che si trattava di una Meloe.
Così cercai delle informazioni per sapere se si trattasse di un animale velenoso.
Questo è in breve quanto ho scoperto e vi svelo subito che ha a che fare con le nostre care api.
Si chiama Meloe ed è un coleottero che quando viene attaccato, rilascia gocce oleose di emolinfa dalle sue articolazioni. La secrezione contiene cantaridina, una sostanza chimica velenosa che provoca vesciche cutanee ed edemi dolenti.
In maggio-giugno, la femmina scava nel terreno buchi cilindrici profondi 2–3 cm, nei quali depone oltre 4000 uova. Dopo circa un mese dalle uova escono larve. Queste si arrampicano sui fili d’erba o sui fiori in attesa di potersi attaccare al torace di insetti in cerca di polline o di nettare. (L’ape sembra essere l’insetto prediletto da questa specie)
Le larve inizialmente si nutrono delle sue uova, dopodiché passano a cibarsi di polline e miele. Per questo non viene considerato un parassita.)
Tranquilli che qui nel nostro Paese le api sanno difendersi da sole, proprio perché l’uomo non accorgendosi di questo coleottero non ha mai interferito con suoi ”aiuti farmacologici”!
Comunque stiamo attenti e se vediamo questo coleottero non toccatelo a mani nude perché è abbastanza pericoloso anche per l’uomo. Il mio cane è ancora vivo e tutto si è risolto da se dopo nemmeno 10 minuti e la Meloe si è salvata grazie alla sua particolare difesa. Vi allego un bel video della BBC girato in California trovato durante la mia ricerca.

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