Lotta biomeccanica alla Varroa Destructor- Parte 1 di 2

Sono tre anni ormai che pratico apicoltura biologica utilizzando attrezzature non inquinanti e un particolare trattamento che non prevede l’utilizzo di alcun farmaco per il controllo della Varroa.
Per questo ho deciso di condividere la mia esperienza e di rispondere ad eventuali domande, in quanto in giro per il web c’è un po di confusione sull’argomento.
Sicuramente è un trattamento che richiede molta pazienza e tempo quindi non adatto ad aziende con numerose arnie. E’ un metodo che va bene per chi ama l’apicoltura perché permette di capire il comportamento delle api e di passare più tempo con loro.
I professionisti lo conoscono bene e lo evitano, sto parlando del famoso Telaino Indicatore Trappola a 3 settori (da qui TIT3) di Campero.
Per chi volesse seguire questa via biologica, vi lascio alcune mie note personali, su pregi e difetti.
Tra i pregi c’è il fatto che:
1. questo trattamento non crea resistività alcuna nell’acaro Varroa Destructor quindi può essere usato ogni anno
2. elimina i fuchi i quali consumano miele,
3. è uno spazio per i fuchi ed riduce notevolmente le costruzioni di celle da fuco in altri telai da nido,
4. in inverno il telaino T3 può essere richiuso con i suoi ‘tappi’ ed usato come diaframma,
5. basta estrarre il telaino T3 dall’arnia per capire se la famiglia è orfana, nel caso lo fosse le api non costruiscono favi,
6. economico, il telaino T3 può essere auto-costruito o acquistato online e la spesa è per sempre,
7. siamo ad ottobre e nelle mie arnie c’è una sindrome da sovrappopolamento di api nonostante abbia eseguito anche la sciamatura artificiale a febbraio,

8. nessun blocco di covata,
9. nel tempo le famiglie diventano più mansuete
10. a volte si recupera un po di cera d’api, se la regina non depone sui favi
11. disincentiva la sciamatura, in quanto ogni settimana si fornisce spazio alle api dove sono libere di ”esprimersi” creando ciò che serve a loro
12. il miele è migliore, puro quindi può essere anche venduto ad un prezzo maggiorato,

13. indica quando mettere i melari
ora i negativi:

1.scegliere un giorno della settimana nel quale fare il trattamento perché questo viene ripetuto ogni settimana per una durata di tutto il periodo estivo. In un giorno si riescono a trattare anche 20 arnie ma se non ci si riesce si può farne dieci e poi dieci il giorno successivo.

2. effettuandolo nei periodi di produzione devono essere rimossi i melari per effettuare il trattamento

Durata media per il trattamento di dieci con arnie 2 melari 4 ore a settimana.

Presto scriverò le indicazioni per effettuare il trattamento con il TIT3 Campero e i dati per l’eventuale auto-costruzione del telaino

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14 pensieri su “Lotta biomeccanica alla Varroa Destructor- Parte 1 di 2

  1. ciao sono un hobbysta e vorrei provare questo metodo per la lotta alla varroa anche perchè ho poche arnie e vorrei imparare a rispettare le api il più possibile, senza trattare con prodotti chimici.

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  2. il T3 potrebbe veramente essere un metodo di controllo della varroa se fosse risolutivo…io non ho esperienza di questo particolare metodo e mi piacerebbe provare…ho sentito però pareri non proprio positivi.Senza dubbio il problema non sta nella visita settimanale che,comunque,nel periodo di attività delle api va fatta ugualmente.

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    • Infatti ho voluto sperimentarlo di persona proprio perché in giro ci sono diverse opinioni, come nello spazio Mussi. Provai anche quest’ultimo ma non ha avuto la stessa efficacia e sono tornato al Telaino trappola. Sto scrivendo per prossimo articolo una guida con le illustrazioni. Per non perdervela iscrivetevi al mio blog!

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  3. Questo telaino non è risolutivo, tutti sono convinti che la varroa si moltiplichi solo nella celletta per fuco, ed è vero ma solo per l’ape cerana… io che ho ligustica non è efficente perchè la varroa depone anche sulle celle da operaia.. provato sulla mia pelle..

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    • Non posso dire se per la Ligustica pura va bene, io non ho api selezionate, ho api provenienti da sciami raccolti nella mia città, credo comunque che Ligustica pura al 100% (Spinola) ormai si trovi solo in Australia. Qui in Italia non c’è una normativa che impone di utilizzare specie autoctone purtroppo. Io mi sono adeguato di conseguenza. Comunque io faccio questo trattamento da almeno 3 anni senza l’uso di acido ossalico nè blocco di covata nè altro e posso garantire che funziona. Le api sopravvivono. Non voglio dire che la Varroa non c’è bensì dico che le api sono in grado di conviverci, io non conto le Varroe e non ho perso nemmeno una famiglia. Grazie per il suo commento.

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  4. Ciao,
    sono alle prime armi e non voglio sembrarti sfacciato ma in tutti i corsi che ho seguito hanno detto che almeno un intervento “acido” invernale in assenza di covata bisogna farlo. Almeno uno, e quasi tutti ne fanno anche uno estivo. Questo perchè i fuchi, alla base del metodo Campero, vengono allevati solo in primavera , mi par di aver capito…
    Tu come fai a mantenere bassa l’infestazione in tutte le altre stagioni?!
    grazie mille!

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    • Tranquillo, non aver paura di fare domande! I fuchi in verità ci sono da primavera fino a fine estate, ecco perchè io finisco il trattamento TIT3 a metà settembre. Poi chiudo le arnie (e non apro nemmeno per controlli) fino a febbraio quando la temperatura tocca i 14 gradi. Non faccio trattamenti nemmeno qui, e alimento solo per mancanza di scorte, altrimenti non lo faccio perché non posso prevedere il clima. Le api sanno cosa fare e quando saranno pronte ripartiranno da sole. Ritengo sia meglio non forzarle.

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      • Grazie. E poi a febbraio inserisci subito il TIT oppure prima di ricominciare aspetti che la famiglia si rinforzi fino a ricoprire tutti i 10 telaini del nido? C’è il rischio di comprimerne lo sviluppo iniziando subito?

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      • Per tutto l’inverno il TIT3 viene messo a parete, ovvero in prima o ultima posizione, come le api ricominciano a costruire la cera all’interno del TIT3 viene scavallato in seconda o penultima posizione questo per evitare che vi depositino il miele. Sicuramente saprai che le api depositano tutte le scorta nei Favi estremi e in tutti gli altri favi nella parte superiore creano un arco di miele e polline attorno alla covata, ecco perché nel TIT3 la parte superiore viene chiusa da un listello, per evitare che ciò avvenga e per evitare di gettarlo assieme favi infestati da Varroa.
        Mantenendo in questa posizione non avrai alcuna ripercussione sul loro sviluppo, perché nel momento che arrivano al TIT3 sono già molto forti. SpeRo di essere stato abbastanza chiaro. Se hai altre domande o non hai capito chiedi pure. Per un supporto più diretto puoi iscriverti al nostro gruppo facebook. Buona apicoltura!

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  5. ok allora un’ultima cosa: se c’è orfanità o cmq un’esigenza di fecondazione di una nuova regina devo sospendere il trattamento oppure le api allevano anche fuchi negli altri telaini “normali” e quindi posso continuare a ritagliare le covate maschili del TIT?

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    • Puoi continuare a rimuovere la covata da fuoco tranquillamente, c’è sempre qualche cella da fuoco sparsa qua e là. Ti accorgerai dell’orfanita dal fatto che Le api oziano quindi le ceraiole non costruiscono nemmeno nel TIT3.

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    • Come disse un grande ”ciò che nuoce alla Varroa nuoce anche all’ape” ogni tipo di trattamento, anche lo stesso acido ossalico causa delle morti, ma purtroppo per legge gli apicoltori sono costretti a fare i trattamenti. Comunque come darti torto.. lo aggiungerò presto, ma anche uccidere la Varroa stessa è crudeltà infin dei conti no?

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